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Sessualità e Sessuologia

C’è qualcuno con cui parlarne?

Con il raggiungimento della pubertà, e successivamente dell’età adulta, si affaccia nelle nostre vite una nuova dimensione della vita umana, la sessualità. L’approccio a questo aspetto della vita, associato ai numerosi cambiamenti che travolgono il nostro fisico e la nostra mente, è molto spesso difficoltoso. La vergogna, la paura, il pudore, ci impediscono di esporre dubbi e angosce, inducendoci ad assumere dei comportamenti che spesso mettono a rischio il nostro stato di salute.

Il problema, infatti, non è avere il cosiddetto “chiodo fisso”, ma capire e affrontare nel giusto modo che la salute di ciascun individuo riguarda tutti gli aspetti della sua vita, e quindi anche il sesso.
Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell’essere umano, in modo da pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore”.

CHI E’ IL SESSUOLOGO?
La sessuologia si occupa di studiare gli aspetti normali e patologici della sessualità dal punto di vista medico, psicologico e socioculturale. In quanto scienza a trecentosessanta gradi rappresenta il risultato di un lavoro di equipe composta da vari specialisti come il ginecologo, l’andrologo, il neurologo e lo psicologo, ognuno dei quali ha la sua importanza per aiutare chi richiede un intervento.

La sessuologia, oltre a valutare l’eventuale presenza di patologie franche, affronta specificatamente le alterazioni della funzione sessuale maschile e femminile, concentrandosi su sentimenti, vissuti e problematiche del singolo individuo e della coppia, senza trascurare l’aspetto ludico e la natura stessa della relazione. In entrambi i sessi la riduzione del desiderio sessuale rappresenta il problema più frequentemente affrontato dalla sessuologia, mentre negli uomini, grande importanza hanno i disturbi dell’erezione, dell’eiaculazione (ritardata, dolorosa, precoce) e le patologie prostatiche. Nelle donne, infine, le problematiche di cui si occupa la sessuologia sono rappresentate da anorgasmia, ridotta lubrificazione e rapporti sessuali dolorosi.

HPV: Human Papilloma Virus

Un problema che riguarda anche noi

L’HPV (Human Papilloma Virus) rappresenta un’infezione genitale frequente. La manifestazione tipica dell’ Hpv è rappresentata da lesioni della cute e delle mucose chiamate condilomi o verruche anogenitali (escrescenze carnose di consistenza più o meno dura e di colorito variabile dal rosa al brunastro).

Esistono molti tipi di HPV e poco più di una ventina di ceppi è in grado di infettare l’uomo; alcuni possono provocare l’insorgenza di verruche e condilomi, altri, detti ad alto rischio, in condizioni particolari (quali deficit immunitari ed infezioni persistenti), possono modificare le cellule infettate, con alterazioni che vanno dalla displasia fino al cancro.

Il virus si diffonde prevalentemente attraverso i rapporti sessuali, per tale motivo quale misura preventiva è fondamentale l’uso del profilattico. Nell’uomo l’infezione da HPV può essere causa di infertilità e, molto più raramente, di tumori del pene, dell’ano o dell’orofaringe. Nella donna alcuni ceppi virali contribuiscono alla patogenesi del carcinoma della cervice uterina.

La diagnosi di infezione nei ragazzi necessita di tampone uretrale e balanoprepuziale per la ricerca dell’HPV ed un’accurata visita medica. Lo specialista a cui far riferimento è l’andrologo o il dermatologo specializzato in cura delle malattie veneree.

Ipogonadismo

Cosa succede quando il testosterone è basso

L’ ipogonadismo è una condizione caratterizzata dall’insufficiente produzione di testosterone da parte delle ghiandole sessuali maschili, i testicoli.

A seconda che l’ipogonadismo insorga in età giovanile o adulta, causerà effetti e sintomi differenti. In generale, si può manifestare con basso tono dell’umore, riduzione del desiderio sessuale e della peluria corporea, alterazioni della fertilità, anemia, riduzione della forza muscolare e problemi alle ossa. Le cause di ipogonadismo maschile sono molteplici: genetiche (es. Sindrome di Klinefelter), congenite (es. criptorchidismo), acquisite (es. parotite, sostanze tossiche, radiazioni).

Il deficit di testosterone può anche essere secondario a patologie ipotalamo-ipofisarie (ipopituitarismo, adenomi, aumento dell’ormone prolattina) oppure può apparire correlato all’avanzare dell’età (spesso il sintomo più evidente in questi casi è rappresentato dal calo del desiderio sessuale).

Per una corretta diagnosi di ipogonadismo è necessario valutare i livelli degli ormoni nel sangue ed effettuare una visita andrologica.

Sindrome di Klinefelter

Ecco di cosa si tratta

La sindrome di Klinefelter è una malattia caratterizzata dalla presenza di uno o più cromosomi X sovrannumerari all’interno della coppia di cromosomi sessuali (XY), che possono essere di derivazione materna (50%) o paterna (50%).

L’anomalia cromosomica XXY ha una frequenza di 1 nascita su 500; nonostante ciò molti uomini che ne sono portatori vivono senza mai sospettare di avere un cromosoma supplementare
Il meccanismo che determina la sindrome Klinefelter è una alterazione del processo di divisione tra i cromosomi materni e paterni (non disgiunzione meiotica). Le cause di tale meccanismo non sono tuttavia ancora del tutto note, tra i fattori predisponenti potrebbe avere un ruolo una avanzata età materna.
Il nome della sindrome deriva dal medico statunitense che nel 1942 pubblicò i risultati delle sue ricerche su uomini che manifestavano testicoli piccoli, aumento del volume delle mammelle e diminuzione o mancanza di peli sulla superficie corporea.

I soggetti affetti presentano infatti una scarsa virilizzazione, con testicoli piccoli e duri e gravi alterazioni del liquido seminale fino all’azoospermia, cioè l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale. La loro statura è frequentemente superiore alla norma, con alterazione delle normali proporzioni (braccia e gambe lunghe, tronco corto e spalle strette). Hanno una maggiore tendenza all’obesità e possono presentare ginecomastia (prevalentemente bilaterale). Queste persone hanno un rischio maggiore di sviluppare patologie come il diabete mellito, il lupus eritematoso sistemico (LES) e l’artrite reumatoide, l’osteoporosi, alcuni tumori e disturbi psichiatrici, quali ansia, nevrosi, psicosi e depressione.

La diagnosi della Sindrome di Klinefelter si basa sullo studio genetico del cariotipo ovvero dei cromosomi dell’individuo. Prima della nascita l’amniocentesi o il campione dei villi coriali possono mettere in evidenza una eventuale alterazione cromosomica. Successivamente i primi sintomi possono manifestarsi nella prima infanzia con difficoltà comunicative e linguistiche. Durante l’adolescenza può rendersi evidente una ginecomastia (sviluppo eccessivo delle mammelle) che deve essere studiata o un ritardo di sviluppo dei genitali e dei caratteri secondari maschili (come ad esempio barba e peli). In assenza di tali manifestazioni la diagnosi viene generalmente posta in età fertile, quando, dopo diversi tentativi di concepimento, i pazienti si rivolgono ad un andrologo.

La diagnosi genetica deve essere accompagnata da uno studio ormonale completo generalmente caratterizzato da aumento di FSH (ormone follicolo-stimolante) ed LH (ormone luteinizzante), riduzione del testosterone plasmatico prodotto dal testicolo (talvolta nei range di normalità), elevati valori medi dell’estradiolo plasmatico. Sono infine indispensabili uno studio testicolare con ecocolordoppler ed un esame del liquido seminale.

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