Che disturbi comporta?
I disturbi correlati all’incurvamento penieno congenito variano principalmente in base all’angolo di curvatura: se è lieve (inferiore a 30°) il difetto può essere considerato solo come un fastidioso inestetismo che non pregiudica la penetrazione; nelle forme più severe può rendere più o meno difficoltosa la penetrazione vaginale sino a renderla talvolta impossibile, con pesanti ripercussioni sulla sfera sessuale del paziente.
Tipicamente non provoca dolore in erezione ed è presente già nel prepubere anche se il problema diventa manifesto con lo sviluppo fisico.
Diversamente, l’incurvamento penieno acquisito inizia generalmente con dolore al pene durante l’erezione (fase acuta della malattia) che dura dai 4 ai 6 mesi, associato alla comparsa di un nodulo palpabile lungo l’asta. La malattia può progredire sino a provocare deviazioni tali da impedire la penetrazione vaginale (impotenza coeundi).
Può seguire la comparsa di disfunzione erettile (impotenza erigendi) dovuta sia alle ripercussioni psicologiche dell’incurvamento sia al reale danno organico delle strutture neuro-vascolari peniene.
In alcuni pazienti si può manifestare difficoltà alla minzione.
Come si diagnostica?
Alla visita andrologica e/o urologica, uno scrupoloso esame obiettivo (mediante palpazione della superficie del pene flaccido) può già evidenziare eventuali placche di grandezza e durezza variabile. Qualunque sia la causa dell’incurvamento penieno, l’iter diagnostico comprende un Ecocolordoppler Penieno basale e dinamico, cioè dopo erezione farmacologicamente indotta da farmaci vasoattivi, per valutare la gravità dell’incurvamento.
Che cosa si consiglia?
Sarà compito dello specialista andrologo/urologo valutare la migliore scelta terapeutica considerando le cause e le eventuali patologie associate.